Aaron Swartz – il sognatore informatico

Aaron Swartz

Articolo comparso sulla webzine Be-CREATIVE n.8
http://be-creative.lifestylecommunity.it/numero-8/

Parlare di Aaron Swartz, delle sue idee, e soprattutto di quello che è riuscito a fare nella sua brevissima vita, richiederebbe un intero numero di Be-CREATIVE, e forse non basterebbe.
L’occasione per parlare un pò di lui nella nostra rivista è però la pubblicazione, avvenuta ormai un anno fa sotto licenza CC ed ora in fase di revisione ed ampliamento, dell’ebook italiano di tributo ad Aaron Swartz ad opera di Bernardo Parrella e Andrea Zanni. [http://aaronswartztributo.tumblr.com/]
Qust’opera, sono le esatte parole dei due autori, è la raccolta di alcuni suoi post, riflessioni e interventi, con l’aggiunta di diversi articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse di approfondimento.
Ecco palesarsi il motivo dell’interesse della nostra redazione per questo straordinario personaggio il cui peso ed eccellenza è forse pari a Richard Stallman (universalmente riconosciuto come il padre del software libero): Aaron Swartz infatti partecipò, poco più che quattordicenne, come co-autore alla progettazione del codice sorgente delle licenze Creative Commons, e, se non bastasse, un anno prima di tale evento aveva contribuito in maniera decisiva alla crezione della prima specifica RSS.
A lui si deve anche la realizzazione del famosissimo Reddit, progetto che poi ha seguito le vie della commercializzazione, strade che a Swartz non piacevano molto, tanto che i nuovi proprietari del sito gli chiesero nel 2007 di dimettersi.

Cos’è Reddit:
Reddit è una enorme bacheca sulla quale gli utenti che sono iscritti al servizio possono condividere i link delle cose trovate in giro sul Web. Chi invia un contenuto è un “redditor” (fusione delle parole “reddit” ed “editor”). Quando un contenuto viene pubblicato, gli altri iscritti possono votare a favore e contro e inserire un loro commento, che a sua volta può essere votato. A seconda dei voti ricevuti, i contenuti si spostano nell’elenco dei diversi link condivisi guadagnando o perdendo posizioni e quindi visibilità in un determinato arco di tempo.

Proprio nel 2007 Aaron inizia a soffrire di depressione, malattia che lo ha progressivamente logorato fino a spingerlo al suicidio nel 2013; suicidio a detta di molti “assistito”, in quanto provocato anche dalla persecuzione e dall’accanimento giudiziario di un procuratore, tal Carmen M. Ortiz, incaricata di occuparsi del caso del furto (ad opera di Swartz) di buona parte del database dell’archivio JSTOR (biblioteca digitale Usa) contenente articoli accademici in versione digitale, con l’intenzione di renderli accessibili a tutti.
Ma facciamo un passo indietro: finora abbiamo parlato delle straordinarie capacità informatiche di Aaron Swartz, ma ciò che lo ha reso veramente unico è l’assoluta convinzione che la “missione” primaria della tecnologia sia finalizzata all’arricchimento culturale di tutta l’umanità, senza che qualcuno accampi diritti o prelazioni di sorta.
Personalmente sorrido di miti come Steve Jobs, che di mitico aveva sì la genialità informatica, ma soprattutto il portafoglio: diciamolo una volta per tutte: Apple, insieme ad Intel e Microsoft è in grado di creare nazioni e soprattutto di distruggerle. Realtà come Apple, Microsoft o Intel non si occupano dell’umanità, si occupano di se stesse e basta. Molto illuminante, riguardo a questo tema, è il manifesto, ad opera di Aaron Swartz, di Guerrilla Open Access:

“L’informazione è potere. Come ogni forma di potere, c’è chi la vuole tenere per sé. L’intero patrimonio scientifico e culturale che appartiene a tutto il mondo, pubblicato nel corso dei secoli in riviste e libri, viene ora digitalizzato e chiuso col lucchetto da un pugno di corporation…”

Leggendo le sue parole non sorprende scoprire che Swartz fu anche il creatore del web application framework web.py, e cofondatore di DemandProgress, iniziative volte a esercitare pressioni sul Congresso degli Stati Uniti per la tutela della libertà d’espressione online.
Ed è stata, come spesso accade, la sua sconfinata genialità che gli ha forse permesso di scorgere il quadro complessivo di una realtà così avversa ai suoi ideali (da noi tutti condivisi), una quotidianità dominata da pochi e scandita dal triste regresso di un’umanità con grandi potenzialità portata invece al pascolo come un gregge di pecore. Tutto questo ha molto probabilmente schiacciato la sua coscienza sotto un peso troppo grande da poter essere sopportato.
Mi piacerebbe concludere questo breve tributo ad uno dei pochissimi Messia digitali che l’umanità abbia avuto proprio con un suo post, che ritengo possa essere fonte di ispirazione per molti:

Consigli per trovare un lavoro come il mio

 

Intervento preparato per la conferenza informatica Tathva 2007 presso il NIT di Calcutta (qui ulteriori dettagli). Post originale: How to get a job like mine, dalla pagina di Aaron su jottit.com, 27/09/2006. Traduzione di Marco Caresia.

Lo scrittore statunitense Kurt Vonnegut era solito intitolare i suoi interventi
pubblici “Come fare a trovare un lavoro come il mio” per poi parlare di quello
che voleva. Io mi trovo un po’ nella situazione opposta. Mi è stato detto che
avrei potuto parlare di quello che preferivo e ho deciso che, invece di
pontificare sul futuro di Internet o sul potere della collaborazione di massa, il
tema più interessante che avrei potuto affrontare è probabilmente proprio
“Come fare a trovare un lavoro come il mio”.
E allora, in che modo sono arrivato a un’occupazione simile?
Indubbiamente, il primo passo è dotarsi dei geni giusti: sono nato bianco, di
sesso maschile, statunitense. La mia famiglia era benestante e mio padre era
già coinvolto nell’industria informatica. Sfortunatamente, non conosco nessun
modo per poter scegliere queste cose, quindi non è di grande aiuto.
D’altra parte, però, quando ho iniziato non ero che un ragazzino bloccato in
un paesino nel bel mezzo degli Stati Uniti. Quindi ho dovuto inventarmi
qualche trucchetto per venirne fuori. Nella speranza di rendere la vita meno
ingiusta, ho pensato di condividerli con voi.

1. Studiare
La prima cosa che ho fatto (e che probabilmente avete fatto anche tutti voi) è
stata imparare il possibile sui computer, su Internet e sulla cultura di Internet.
Ho letto un sacco di libri, enormi quantità di pagine web e provato varie
storie. Per prima cosa mi sono iscritto a diverse mailing list, impegnandomi a
seguirne le discussioni finché non mi sono sentito grado di intervenire e
iniziare a parteciparvi. Poi ho studiato qualche sito web e provato a costruirne
uno da solo. E alla fine ho imparato a sviluppare applicazioni web e mi sono
messo a crearle. Avevo tredici anni.

2. Sperimentare
Il primo sito che ho creato si chiamava get.info. L’idea era quella di
un’enciclopedia online gratuita che chiunque potesse modificare, oppure
aggiungere contenuti o riorganizzarli, semplicemente tramite il browser. Ho
sviluppato tutto, aggiunto una miriade di funzionalità fantastiche,
sperimentato su ogni tipo di browser e il risultato finale mi è piaciuto molto.
Ho anche vinto un premio per la miglior nuova applicazione web dell’anno.
Sfortunatamente, le sole persone che conoscevo a quel tempo erano i miei
compagni di scuola, perciò non avevo nessuno che potesse scrivere articoli di
taglio enciclopedico. (Per fortuna, qualche anno dopo, mia madre mi fece
vedere questo nuovo sito chiamato Wikipedia che operava in modo analogo.)
Il secondo sito che ho creato era my.info. Invece di doversi barcamenare su
Internet per trovare notizie da tutti i diversi tipi di pagine web, l’idea era
quella di avere un programma capace di raccogliere le novità da tutte quelle
pagine e indicizzarle in un unico posto. Lo sviluppai e lo feci funzionare, ma
venne fuori che, in quel momento, non ero stato l’unico ad avere quell’idea –
tanti altri stavano lavorando a questa nuova tecnica, successivamente
chiamata syndication. Un gruppo di loro si divise e decise di lavorare a una
specifica nota come RSS 1.0: mi coinvolsi anch’io.

3. Discutere e coinvolgersi
Era estate, avevo finito la scuola e non avevo un lavoro, quindi non mi
mancava certo il tempo libero. E lo spesi tutto nella lettura ossessiva della
mailing list relativa a RSS 1.0, e facendo ogni tipo di strano lavoretto o
qualsiasi altra cosa ci fosse bisogno di fare. In breve, mi chiesero se volevo
entrare formalmente nel gruppo di lavoro e alla fine diventai co-autore e
successivamente co-gestore della specifica RSS 1.0 (che sta per RDF Site
Summary o Really Simple Syndication).
Lo sviluppo di quest’ultima era basato su una tecnologia chiamata RDF,
(Resource Description Framework), che era stata la causa di accesi dibattiti
nelle relative mailing list, così iniziai a studiarla meglio, partecipando alle
mailing list, leggendo testi vari e ponendo stupide domande e, piano piano,
riuscii a farmi un’idea del tutto. Presto acquistai una certa notorietà nel
mondo di RDF e quando venne annunciato un nuovo gruppo di lavoro per lo
sviluppo delle prossime specifiche decisi di partecipare.
Per prima cosa chiesi ai membri del gruppo di lavoro se potevo aderire.
Risposero subito di no. Ma io volevo entrarci a ogni costo, e così cercai un
altro modo. Lessi il regolamento del W3C (World Wide Web Consortium),
l’organismo di standardizzazione che gestiva il gruppo di lavoro. Veniva
specificato che, pur se il gruppo poteva rifiutare qualsiasi richiesta di adesione
da parte di un individuo, non potevano rifiutare tale richiesta qualora venisse
proposta da un’organizzazione membro ufficiale del W3C. Così diedi
un’occhiata all’elenco di queste organizzazioni, ne trovai una che sembrava
disponibile e chiesi loro di inserirmi nel gruppo di lavoro. E così fecero.
Partecipare al gruppo di lavoro comportava telefonate settimanali con gli
altri membri, un sacco di discussioni sulla mailing list e su IRC, a volte persino
prendere un aereo per città a caso per incontrarsi e conoscere un sacco di
gente in gamba.
Ero davvero convinto dell’utilità di RDF, perciò mi impegnai seriamente
per convincere altri ad adottarlo. Quando seppi che il professor Lawrence
Lessig stava lanciando un nuovo progetto chiamato Creative Commons, gli
scrissi una mail dicendo che avrebbe dovuto utilizzare RDF per il suo progetto
e gli spiegai perché. Qualche giorno dopo mi rispose: «Buona idea. Perché non
lo fai tu per noi?».
Fu così che entrai nel mondo di Creative Commons, e da lì presi a
frequentare conferenze, feste e incontri, arrivando a conoscere un sacco di
persone. Grazie a tutta questa frenetica attività, la gente iniziava a sapere chi
fossi. Cominciavo ad avere amici in luoghi e ambiti diversi.

4. Costruire
Poi decisi di mollare tutto e andare al college per un anno. Frequentai la
Stanford University, un istituto idilliaco in California dove splende sempre il
sole e l’erba è sempre verde e i ragazzi sono sempre fuori ad abbronzarsi. Ho
avuto alcuni docenti importanti e sicuramente ho imparato parecchio, ma non
ho trovato un’atmosfera molto “intellettuale”, dato che la maggior parte degli
altri ragazzi non sembrava prendere molto seriamente gli studi.
Verso fine anno ricevetti però una email da uno scrittore, Paul Graham, per
annunciarmi l’avvio di un nuovo progetto, Y Combinator. L’idea di fondo era
quella di mettere insieme un gruppo di sviluppatori in gamba, portarli a
Boston per un’estate e dare loro un po’ di soldi e la documentazione necessaria
per fondare una start-up. Bisognava lavorare duro per costruire qualche cosa
mentre si doveva imparare tutto quello che c’è da sapere sul business e
procurarsi agganci con investitori e potenziali acquirenti. Paul mi suggerì di
candidarmi.
Così feci, e dopo molto impegno, fatica e sforzi mi ritrovai a lavorare su
questo piccolo sito chiamato Reddit.com. La prima cosa che c’è da sapere su
Reddit è che non avevamo la minima idea di quello che stavamo facendo. Non
sapevamo nulla di imprese e start-up. Non avevamo un’esperienza concreta
nello sviluppo di software professionale. E neppure sapevamo se o perché
quello che stavamo facendo funzionasse o meno. Ogni mattina ci svegliavamo
e andavamo a controllare che il server non fosse giù, che il sito non fosse stato
deturpato dagli spammer e che gli utenti non ci avessero abbandonato.
Quando iniziai con Reddit, la crescita fu piuttosto lenta. Il sito fu lanciato
molto presto (nel giro di poche settimane dall’inizio del progetto) ma durante i
primi tre mesi difficilmente superava i tremila visitatori al giorno, che è
all’incirca la quota per cui diventa utile ricorrere a un feed RSS. Dopo un paio
di settimane dedicate a maratone di sviluppo, spostammo il sito dal LISP al
Python, e io ne parlai sul mio blog. Ricevetti molta attenzione (inclusi tuoni e
fulmini dei fan del povero disprezzato LISP) e ancora oggi mi capita
d’incontrare qualcuno che, quando accenno al fatto di aver lavorato con
Reddit, risponde: «Ah, il sito migrato da LISP…».
Fu in quel periodo che il traffico iniziò a decollare davvero. Nei tre mesi
successivi raddoppiò per ben due volte. Ogni mattina correvamo a controllare
i grafici delle statistiche per vedere come stavamo andando – se una certa
nuova funzionalità ci portava più visitatori, se il passaparola aiutava la
diffusione del sito, se gli utenti non ci avevano già abbandonato. I numeri
aumentavano giorno dopo giorno – avevamo l’impressione che crescessero
più velocemente ogni volta che ci prendevamo una pausa dal mettere mano al
sito.
Non avevamo però la più pallida idea su come farci dei soldi. Iniziammo a
vendere magliette sul sito, ma appena facevamo un po’ di soldi, li spendevamo
ordinando altre magliette. Firmammo un contratto con il rappresentante di
un’importante azienda di annunci web per vendere spazi pubblicitari, ma loro
non furono mai veramente capaci di trovare annunci da metterci e non ci
abbiamo fatto, letteralmente, più di un paio di dollari al mese. Un’altra idea fu
quella di rivendere a terzi la licenza della tecnologia di Reddit, consentendo ad
altri di creare siti che funzionassero come noi. Ma non riuscimmo a trovare
nessuno interessato a una simile licenza.
In breve, Reddit raggiunse milioni di utenti al mese, cifra che sorpassava
alla grande la media dei giornali americani. Lo so perché allora parlavo con
diversi editori di quotidiani. Tutti ci chiedevano di applicare la magia di
Reddit al loro caso. Inizialmente dicevamo di sì a tutto quello che suggerivano.
E, per nostra fortuna, funzionò, poiché riuscivamo a sviluppare applicazioni in
maniera più veloce dei contratti ufficiali che ci sottoponevano.
Inoltre, i siti di notizie online iniziarono a notare che Reddit poteva
generare un sacco di traffico verso di loro. In qualche modo pensarono di
incoraggiare questa tendenza aggiungendo ai loro articoli un link del tipo
“pubblicalo su Reddit”. Per quanto ne so, l’aggiunta di tali link non ne
incrementava concretamente la popolarità su Reddit (pur rendendo più brutti
i loro siti), però ci portavano parecchia pubblicità gratuita.
Quasi subito le trattative di partnership si trasformarono in trattative di
acquisizione. Acquisizione: quello che avevamo sempre sognato! Non
avremmo più dovuto preoccuparci di fare soldi. Se ne sarebbe occupata
qualche altra azienda e in cambio saremmo diventati tutti ricchi. Mollammo
tutto per avviare le trattative con i potenziali acquirenti. E il sito rimase fermo.
I negoziati andarono avanti per mesi. Preparammo piani e fogli di calcolo e
andammo nelle varie sedi a fare presentazioni e incontri e telefonate senza
fine. Poi loro rifiutarono la cifra che volevamo e noi ce ne andammo. Dopo un
po’ cambiarono antifona e alla fine ci stringemmo la mano e concordammo la
vendita – solo per iniziare a trattare su altri punti chiave, solo per
abbandonare di nuovo le trattative. Questa scena si ripeté tre o quattro volte
prima di giungere a un contratto su cui eravamo d’accordo. Intanto il lavoro
vero e proprio si era fermato per sei mesi.
Stavo per dare i numeri con tutto quel pensare ai soldi. Diventammo tutti
assai suscettibili per lo stress e la mancanza di produttività. Iniziammo a
inveire l’uno contro l’altro e poi a non parlarci più, e poi a lavorare
nuovamente insieme con rinnovato slancio per solo per ricominciare a urlare
di nuovo. L’azienda fu sul punto di sciogliersi poco prima di concludere
l’affare.
Ma alla fine andammo nell’ufficio dell’avvocato per firmare tutti i
documenti e il giorno dopo i soldi erano sui nostri conti in banca. Era fatta.
Ci trasferimmo tutti a San Francisco e iniziammo a lavorare negli uffici di
Wired News (l’acquirente era Condé Nast, gruppo editoriale proprietario
anche di Wired, oltre che di molte altre riviste).
Ero davvero infelice. Non sopportavo San Francisco. Odiavo la vita
d’ufficio. Non sopportavo Wired. Presi una lunga vacanza natalizia. Mi
ammalai. Pensai al suicidio. Scappavo alla sola vista dei poliziotti. E quando
tornai al lavoro il lunedì mattina, mi fu chiesto di rassegnare le dimissioni.

5. Libertà
I primi due giorni senza lavoro furono strani. Ciondolavo per casa,
approfittavo del sole di San Francisco, leggevo dei libri. Ma presto sentii
nuovamente il bisogno di avviare qualche progetto, e iniziai a scrivere un
libro. Volevo raccogliere insieme tutti gli studi interessanti che avevo trovato
nel campo della psicologia e raccontarli, non come risultati di taglio
accademico, ma come storie di persone. Ogni giorno andavo a Stanford per
fare ricerche nella biblioteca (Stanford è un’ottima università per chi vuole
studiare psicologia.)
Ma un giorno ricevetti la telefonata da Brewster Kahle, il fondatore
dell’Internet Archive, una stupenda iniziativa mirata a digitalizzare tutto il
possibile per poi renderlo disponibile sul web. Disse che aveva intenzione di
avviare un progetto di cui avevamo parlato in passato. L’idea era quella di
raccogliere le informazioni di tutti i libri al mondo in un unico spazio – un
wiki gratuito di informazioni bibliografiche. Mi misi subito al lavoro e nei due
mesi successivi iniziai a contattare biblioteche, coinvolgere sviluppatori,
collaborare con un grafico e a fare ogni tipo di cose strane per mettere il sito
online. Il progetto diventò Open Library e una demo si trova ora all’indirizzo
demo.openlibrary.org – in gran parte realizzato da uno sviluppatore indiano
di grande talento: Anand Chitipothu.
Un altro amico, Seth Roberts, suggerì di provare a trovare un modo per
riformare il sistema dell’istruzione superiore. Non ci siamo messi d’accordo su
una buona soluzione, ma l’abbiamo fatto per un’altra buona idea: un wiki per
spiegare agli studenti come trovare un lavoro. Questo progetto dovrebbe
partire al più presto.
Poi un altro vecchio amico, Simon Carstensen, mi disse via email che stava
per laurearsi e voleva avviare una nuova azienda insieme a me. Be’, all’epoca
tenevo un elenco di attività imprenditoriali potenzialmente di successo e così
scelsi la prima dalla lista. L’idea era questa: rendere la costruzione di un sito
web semplice come compilare un breve testo. Nel giro di pochi mesi
lavorammo un sacco per rendere le cose sempre più semplici (ma anche un po’
più complesse). Il risultato, lanciato un paio di settimane fa, è Jottit.com.
Mi sono anche assunto l’impegno di fare il mentore per due progetti
nell’ambito della Google Summer of Code, entrambi estremamente ambiziosi
che, con un po’ di fortuna, dovrebbero partire a breve.
Ho perfino deciso di dedicarmi al giornalismo. Il mio primo articolo sulla
carta stampata è stato pubblicato la settimana scorsa. Ho poi aperto un paio di
blog sulla scienza e ho iniziato a lavorare a un mio articolo accademico. Si
basa su uno studio che feci tempo fa su chi in effetti scrive le voci di
Wikipedia. Qualcuno, tra cui Jimmy Wales, che è tipo il portavoce pubblico
del progetto, sostiene che in fondo Wikipedia non è poi una grande iniziativa
distribuita, dato che a curarne gli articoli sono soprattutto 500 persone circa,
in gran parte suoi conoscenti.
Ha fatto svolgere delle ricerche piuttosto basilari a supporto di questa tesi,
ma controllando con attenzione quei dati ho scoperto l’opposto: la maggior
parte di Wikipedia è stata creata da autori nuovi, la maggior parte dei quali
non si è neppure preoccupata di creare un account e registrarsi sul sito, e non
ha fatto altro che aggiungere qualche frase qua e là. Come mai Wales ha preso
un abbaglio così evidente? Perché si è focalizzato sulla quantità di modifiche
apportate dagli utenti, senza però guardare alla dimensione di tali interventi.
È venuto fuori che c’è un gruppo di 500 utenti che fa un numero enorme di
modifiche a Wikipedia, ma il totale delle loro revisioni è assai ridotto: fanno
cose come correggere refusi e sistemare la formattazione. Sembra assai più
ragionevole che 500 persone vadano in giro a fare modifiche a
un’enciclopedia, piuttosto che averne scritto tutte le voci di sana pianta.

Consigli finali
Qual è allora il segreto? Come sintetizzare le cose che faccio in poche brevi
frasi che mi facciano fare bella figura? Ecco qui:
1. Essere curiosi. Leggere tanto. Provare cose nuove. Penso che gran parte
di quanto definiamo intelligenza si riduca in fondo alla curiosità.
2. Dire sì a tutto. Mi faccio un sacco di problemi a dire di no, quasi ad un
livello patologico, sia che si tratti di nuovi progetti che di interviste che di
amici. Come risultato, sono stato coinvolto in tante storie, e anche se la
maggior parte sono fallite, ho comunque prodotto qualcosa di buono.
3. Presumere sempre che anche gli altri non abbiano idea di quanto
stanno facendo. Molti rifiutano di provare qualcosa di nuovo perché sentono
di non saperne abbastanza, o presumono che altri abbiano già provato tutto
quello che loro riescono a proporre. Be’, sono in pochi a sapere davvero come
fare le cose per bene e ancora meno sono quanti provano a lanciarsi in progetti
nuovi. Perciò, in genere, quando si dà il meglio di sé fila tutto liscio.
Queste le linee-guida che ho seguito. E oggi eccomi qui, con una dozzina di
progetti in ballo e un livello di stress che ancora una volta arriva al soffitto.
Ogni mattina mi sveglio e controllo la posta per vedere quale dei miei
progetti sia fallito, quali scadenze ho lasciato passare, quali sono le cose da
scrivere e gli articoli da revisionare.
Forse, un giorno, sarete nella mia stessa situazione. Se così sarà, spero di
avervi dato una mano.

Aaron Swartz – il sognatore informatico ultima modifica: 2015-02-07T23:29:18+00:00 da Paolo Folzini